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Amore e acciaio sono le stelle
polari della ricerca di Lucilla Galeazzi, musicista ternana e internazionale. Alcune di
queste canzoni (i licenziamenti del 1953, l'uccisione di Luigi Trastulli) Lucilla ha
cominciato a cantarle più di trent'anni fa, prima ancora di scegliere la musica come
progetto di vita. Sono canzoni che le vengono per i rami di un'identità personale e
locale, attraverso la storia della sua famiglia, della sua città, della sua classe;
canzoni fuori dalle mode e dentro la storia, tanto più necessarie oggi che a Terni la
storia sembra ripetersi con altri licenziamenti e altre lotte. Parlano del decoro,
dell'orgoglio di un mondo d'acciaio a cui dobbiamo forse i valori più importanti della
nostra vita civile. Ma parlano anche di una religiosità fatta di carne (Alfonso Di Nola,
uno dei nostri più grandi storici delle religioni, amava sentire Lucilla cantare "La
panza beata di nostro Signor") e di ritualità; e sono canzoni di donne che curano,
che si difendono e si salvano ("Gente di Cerivoglio e di Pineto"), che si
ribellano e combattono, che amano (e odiano), come nelle canzoni nuove scritte da Lucilla
con la musica popolare nelle orecchie. Inciderle oggi, antiche e nuove insieme, è un modo
per affermare una piena maturità artistica, civile, individuale, attraverso il suono
consapevole di una ineguagliabile voce.
Sandro Portelli
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Lucilla Galeazzi

Amore e Acciaio

Lunario
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Cuore di terra
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