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Noi abbiamo avuto successo anche perché venivamo incontro ad un' esigenza latente e inespressa: quella di recuperare il valore delle radici, l'esigenza di abbandonare gli stereotipi di una musica di importazione, totalmente omologata. Piano piano molti giovani hanno riacquistato la consapevolezza di una propria identità culturale, della quale non si vergognano, ma che anzi diventa punto di riferimento per i propri orientamenti nell'ambito della creatività e dell'arte della comunicazione. Noi pensiamo che la civiltà di un paese non possa esistere senza il rispetto della propria lingua, della propria musica, il rispetto delle proprie origini e del loro profondo valore. Se dovessimo definire la nostra produzione musicale diremmo "Nuova Musica Popolare" in contrapposizione non tanto alla musica "classica" ma alla musica "pop", che non nasce quasi mai spontaneamente dal territorio, ma viene costruita in maniera quasi sempre artificiale - evitando di cadere nell'equivoco di una musica folcloristica dove il prodotto è un documento sonoro spesso poco affascinante e adatto agli addetti ai lavori o agli studiosi di etnomusicologia. Abbiamo sottolineato il rispetto delle radici, ma nello stesso tempo abbiamo ottenuto, grazie a contaminazioni ritmiche e sonore, a mescolanze di diverse etnie multirazziali, un allargamento ad una comunicazione più universale sia sul piano geografico che sul piano generazionale. La forza del percorso fin qui intrapreso e delle successive tappe del nostro progetto, sta nell'equilibrio di questo mix e nella consapevolezza che solo gli incontri di culture diverse possono dare vita a prodotti rilevanti, realmente innovativi non uniformi e non omologati. |
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