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" Io
tento di ascoltare la musica di tutti i paesi
Africa, India, il mondo arabo, la
musica classica europea
Io amo la musica tradizionale, la musica popolare, e cerco
di scoprire quello che gli altri popoli hanno da dire musicalmente
tutti i tipi di
musica sono collegati fra loro nella loro intima essenza!".
Queste parole di McCoy Tyner possono
essere considerate, con ragione, il manifesto di Duende, il CD
desordio di Atlante Sonoro: un progetto con il quale Gabriele Coen
(già fondatore, tra laltro, dei KlezRoym, uno degli ensemble klezmer più
importanti a conosciuti al mondo) cerca di abbracciare con un unico sguardo le tangenze,
le intersezioni e le derive che formano il panorama musicale di questo inizio millennio.
Per tracciare uninedita mappa
dinamica e stratificata della trasformazione, Coen ricorre alla formazione più
tipica del jazz contemporaneo il quartetto sax, piano, contrabbasso e batteria
, ne innova con gusto e misura sound e rapporti interni, facendone uno
strumento di analisi e di sintesi duttile e potente, capace di far dialogare, attraverso
un interplay gestito con eleganza e libertà, la grande tradizione afroamericana,
le nuove tendenze del jazz europeo, la musica ebraico-mediterranea, quella turca e quella
balcanica, il tango argentino di Piazzolla: spazi sonori percorsi da audaci riletture di
classici ma, soprattutto, da ipiratissime composizioni originali (tutte dello stesso Coen,
ad eccezione di "Laris", firmata da Silvia Manco).
Ecco, dunque, l"anima
latina" che quasi in opposizione alle timbriche appuntite del sorprendente
clarinetto di Coen si fa largo nelle riletture di "Araber Tantz",
"Karsilama" e "Gankino Oro" (rispettivamente, un tradizionale klezmer
e un tradizionale turco), soprattutto grazie allapporto di Pietro Lussu (un
grande talento della scena pianistica europea, membro fisso del quartetto di Rosario
Giuliani e acclamatissimo in Francia: delicata sensibilità, compostezza e calore, il
tutto al servizio dellarmonia) e della sezione ritmica (il suono personalissimo del
contrabbasso di Marco Loddo e lo stile percussivo, "fisico" ma nojn
muscolare, del drumming di Luca Caponi), nonché le versioni dolci e
commoventi di "Papir is Doch Wajss" e di "Oblivion", dove Coen,
al sax soprano, è il dominatore assoluto di un solismo melodico e cantabile (ma è
pronto, al tempo stesso, di tenersi per mano, in una "Oblivion"
"morriconiana", con la voce struggente di Raffaela Siniscalchi, ospite
deccezione che si inerpica in unisoni mozzafiato).
Ma ecco anche le strutture aperte
della riflessiva e incantata "Duende" e di "Laris" (che, un po
come "Mediterraneo", attinge a suggestioni di stampo popolare provenienti da un
Sud solare e luminoso, lieve e ipnotico come una danza circolare), i
"coltranismi" di "Streamin" (omaggio al bop che va al di là
dellortodossia ed ospita un solo di Luca Caponi allinsegna della poliritmia e
della contaminazione), la nostalgia di "Galut" (una vera e propria suite,
dalle forme mutevoli come quelle di una nuvola, aperta da uno splendido solo di Marco
Loddo che trascina il contrabbasso in fraseggi quasi-rock, accompagnata in territori
felliniani/rotiani dai contrappunti e dalle sensuali invenzioni vocali di Raffaela
Siniscalchi e dal clarinetto incandescente di Coen, paradossalmente
"raffreddata" dalle strategie combinatorie e dalle raffinate ellissi delle
improvvisazioni di Pietro Lussu).
García Lorca, il nume tutelare del duende
stimmung dellanima che accetta solo traduzioni musicali ci
parla di "nuovi paesaggi e accenti ignorati", del "battesimo delle cose
appena create". Per chi ancora sa darsi il tempo di cercare tutto questo, lAtlante
sonoro di Gabriele Coen e della "missione di esplorazione" che lo
accompagna giovane, ma già esperta e matura - traccia davvero rotte nuove e
affascinanti verso gli spazi aperti dell'emozione.
IL CD |
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