Agricantus

Dopo il ritorno del 2014 con l’album “Turnari”,  Agricantus ha ripreso la sua attività concertistica proponendo il suo percorso musicale meticcio, fatto di suoni ancestrali e sonorità elettroniche e di una instancabile voglia di confrontarsi con realtà e culture diverse dalla propria. La Sicilia come punto d’origine, punto di partenza e di apertura di nuove prospettive sonore e musicali. Oltre all’attività concertistica (Concerto del Primo Maggio di Roma, Ossigeno Festival, Teatro Palladium di Roma, Festival Equilibri Avola, tra gli altri), Agricantus ha ripreso la collaborazione con il regista Gianfranco Albano, scrivendo le musiche del film per la televisione “Felicia Impastato”, che traccia il ritratto della madre di Peppino Impastato, nella la sua instancabile lotta per ottenere giustizia per il figlio, barbaramente trucidato dalla mafia.
“Quartetto in viaggio” è il nuovo concerto che nasce dall’incontro con la vocalist e pianista siciliana Anita Vitale, cantante di formazione jazzistica che ha sempre avuto un particolare feeling verso la musica etnica e world, specialmente di provenienza siciliana. In questo progetto, timbri e strumenti elettronici, elementi che da sempre hanno fatto parte della cifra stilistica e della ricerca musicale del gruppo, lasciano più spazio al suono naturale, fatto di legni, corde, canne, pelli, tavole armoniche, voci, nella loro dimensione più pura. Il gruppo rivisita parte del suo repertorio in chiave “essenziale” e, muovendosi tra sonorità arcaiche, acustiche e di musica d'autore, ne esalta la magia dei suoni, delle melodie e dell'aria che vibra.
Sul palco Anita Vitale (voce e pianoforte), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e arcaici, voce), Mario Rivera (basso acustico, voce), Giovanni Lo Cascio (percussioni etniche). Il viaggio non si ferma, ma prosegue con entusiasmo ancora maggiore e si rigenera attraverso nuovi incontri e confronti.
Gli Agricantus si formano a Palermo nel 1979 e si dedicano nei primi anni di vita alla riscoperta delle culture sud-americane, con particolare attenzione alla Nueva Cancion Chilena. Questa esperienza è il banco di prova per i componenti per poi volgere lo sguardo alle tradizioni etniche dell'Italia meridionale, riproposte, scomposte e reinventate, utilizzando tecniche esecutive e strumenti arcaici in ambientazioni moderne. Nascono così lavori sperimentali, tra cui ricordiamo Nachitabumma (1989), Gnanzù! (1993) e Viaggiari (1995). Il gruppo s'impone soprattutto a partire dai primi anni Novanta: con l'arrivo della cantante svizzera Rosie Wiederkerhr, dando vita a un ensemble che comprende anche Tony Acquaviva (voci maschili, percussioni, strumenti tradizionali, tastiere, campionatori), Giuseppe Panzeca (mandolino, sitar, voce), Mario Crispi (strumenti a fiato etnici e tradizionali) e Mario Rivera (basso, voce, programmazione). Questa formazione dà vita all'ambizioso Tuareg, registrato con strumenti e musicisti nel deserto del Mali. L'album, una raffinata miscela di sonorità trasversali ed esotiche, si aggiudica il Premio Tenco e raggiunge il 6° posto della classifica di World Music Charts Europe. Sull'onda del successo, gli Agricantus vincono anche il Premio Nomadi per il tributo ad Augusto Daolio e il Premio Italiano della Musica come miglior gruppo, categoria Frontiera. Dopo altri lavori e un’incessante attività live esce Kaleidos (1998),un  suggestivo esperimento di contaminazione con la musica classica, in cui gli Agricantus si accostano a grandi compositori, come Grieg, Paganini, Brahms, Albinoni, Bartok e Berio. Nel 1999 con Best of Agricantus, in licenza per l'etichetta World Class, la band approda oltre che negli Usa, anche in Canada, America del Sud, Australia e Giappone. In poche settimane il disco raggiunge la vetta delle classifiche radiofoniche americane e australiane. Sempre nel 1999 esce Faiddi, una raccolta dei loro brani migliori riarrangiati e reinterpretati dal vivo, che diventa anche la colonna sonora della mostra fotografica "On Their Side" organizzata dall'Unicef, in occasione del decimo anniversario dell'approvazione, da parte dell'Onu, della Convenzione sui diritti dell'infanzia. Intensa anche l'attività per il cinema che frutta colonne sonore di successo, da quella acclamata per Il Bagno Turco diFerzan Ozpetek (insieme a Pivio e Aldo de Scalzi dei Trascendental), fino a I Giardini dell'Eden e Placido Rizzotto. Nel febbraio 2001 è la volta di Ethnosphere, ovvero due dischi distinti per due diverse visioni della vita: la spiritualità e la fisicità terrena, raccontate attraverso un viaggio, che stavolta è nelle eteree atmosfere del Tibet buddista. Un'opera che arricchisce ulteriormente il repertorio degli Agricantus, integrato dal vivo anche con originali cover di Franco Battiato, Patti Smith, Sinéad O'Connor. Calura (2002) è una raccolta di brani già editi ma rivitalizzati dal remixaggio realizzato - oltre che dagli stessi Agricantus - da Keir & Matthew e Dj Rocca. La dimensione ormai internazionale della band, riconosciuta anche in America come una delle migliori realtà world europee, si consolida in Habibi (2005). Nel 2014 la formazione si arricchisce del talento di Federica Zammarchi (voce ed elettronica), Giovanni Lo Cascio (percussioni) e Giuseppe Grassi (mandoloncello e mandola) e la CNI pubblica il loro nuovo CD “Turnari”. Viene inoltre data visibilità ad alcuni percorsi particolari, che non hanno coinvolto tutto il gruppo nel suo insieme, ma che sono il frutto di progetti discografici individuali. Come quello di Mario Crispi con Soffi, un omaggio alle tradizioni di vari popoli espresso con flauti, zufoli, clarinetti, launeddas, didjeridoo combinati tra loro per compiere un geniale percorso migratorio che viaggia dalla Lapponia alla Sardegna, dall’Egitto all’Anatolia, dalle Ande all’Australia. E quello di Mario Rivera  con Roots' n' Bass, contenente diversi remix di John Trudell, Dissidenten e gli stessi Agricantus e brani originali ("Deep Albánia", "Never Cry", "Su Dilluru"), realizzato con la collaborazione di Leo Cesari.