tabulenews.jpg (22533 byte)

logofrontieral.jpg (11334 byte)

solotriop.jpg (6792 byte)

linea1op.jpg (869 byte)

bcni.jpg (1158 byte)

bnews.jpg (1204 byte)

bartisti.jpg (1481 byte)

bascolti.jpg (1502 byte)

bvideo.jpg (1327 byte)

bqsqs.jpg (1788 byte)

bbooking.jpg (1596 byte)

bnewsletter.jpg (1905 byte)

blinks.jpg (1257 byte)

bstaff.jpg (1700 byte)

bcontatti.jpg (1644 byte)

linea1v.jpg (9696 byte)


solopiano.jpg (29897 byte)

Fabrizio de Rossi Re è uno dei compositori più interessanti e fertili dell’universo della musica colta contemporanea. Influenzato dagli incontri con Umberto Cesari, Sylvano Bussotti; Salvatore Sciarrino e Luciano Berio, ha sviluppato la sua iniziale formazione di stampo classico verso percorsi stilisticamente multiformi, sempre in equilibrio tra una comunicazione diretta e aperta e l’eredità linguistica delle avanguardie storiche, dando vita ad una produzione davvero vasta e diversificata: opere di teatro musicale, composizioni per ensemble orchestrali e corali antichi e moderni, nonché per la radio e per la danza. Eppure, nonostante una carriera già lunga e tutta all’insegna dell’eclettismo di alto livello, l’esperienza “senza rete” e senza confini di SoloPiano è stata, per de Rossi Re, una novità emozionante, con il sapore della sfida e dell’esordio – o quasi. In linea con le scelte ideologiche del progetto “Solo”, il “previsto” della composizione pura ha lasciato largo spazio all’“imprevisto” dell’improvvisazione e degli estri dell’esecuzione “in diretta”, senza mai rinunciare ad una comunicazione “a banda larga”, e dunque senza cadere negli equivoci della sperimentazione fine a se stessa.

Tutto questo avviene, anzitutto, grazie al talento e alla sensibilità innati di de Rossi Re, che riesce a concatenare intuizioni sempre felici in un flusso ininterrotto di emozioni, e poi grazie a precise scelte estetiche e sonore: l’inserimento, per i temi più cantabili, di una vocalità molto particolare e della melodica (costanti richiami all’originarietà  della phoné e del flatus vocis), l’approccio disinvolto alla “forma canzone” e l’uso della reminiscenza come attitudine sentimentale alla citazione (siamo dunque lontani dal pastiche post-moderno), come strumento compositivo per attingere con rara spontaneità alla tradizione (dall’Ottocento di Chopin e Schumann a quello operistico, da Satie e Debussy al Jarrett solista). Un “gioco” che oggi riesce davvero a pochi: il miglior Sakamoto e – alle volte – Michael Nyman.

SoloPiano, colonna sonora di film ancora da scrivere, attraverso il punto di vista della nostalgia, ci mostra in che modo la memoria possa farsi fantasia.


                 

linea1v.jpg (9696 byte)

linea1op.jpg (869 byte)

pallina.gif (1016 byte) Acquista il CD

pallina.gif (1016 byte) Rassegna stampa

solopianop.jpg (6040 byte)

SoloPiano