La Persia antica, sospesa fra mito e
storia, e quella di oggi, piena di memorie di inquietudini, da millenni suonano e cantano
su due antichi tamburi che ne hanno scritto la storia musicale: zarb e daf, entrambi
risalenti all'epoca pre-islamica. Scolpito in un tronco di noce, lo zarb detto anche
tonbak, ha la forma di un grande calice su cui si tende una pelle di capra vecchia, la
migliore. Il daf è invece un tamburo a cornice: una pelle di capra o di daino tesa su un
cerchio di legno di salice.
Marius Schneider ha scritto che il tamburo è «la madre di tutte le
cose» e «la sua parola è il ponte fra il cielo e la terra». Ma il tamburo è anche
«un mezzo di trasmissione e di trasporto», un veicolo a bordo del quale pensieri e anime
salgono per volare, o per scendere nel cuore della madre terra.
Questa idea è il filo conduttore di questo disco che si presenta
come un lavoro unitario, articolato in quattro episodi nei quali si racconta l'incontro
fra la tecnologia elettronica e l'uomo degli antichi tamburi, Mahamad Ghavi-Helm, persiano
e maestro di percussioni: un accostamento che se in superficie può sembrare un omaggio al
gusto singolare di abbinare opposti, si rivela invece come occasione per penetrare,
schiudere le porte di quella realtà che il tamburo racchiude e che noi - noi occidentali
soprattutto - abbiamo uno spasmodico bisogno di ritrovare e rivivere. Perché nel tamburo
è la natura stessa che parla, quella natura che la nostra civiltà musicale ha via via
emarginato e che invece resta saldissima protagonista delle grandi musiche di tradizione
orale, come quella persiana appunto.
In musica, l'elettronica, se per un verso ha segnato il definitivo
trionfo dell'artificiale, offre però in prospettiva una preziosa contropartita che è
proprio la riscoperta della natura, un nuovo approccio ad essa, per via tecnologica.
L'elettronica ci consente non più solo di avvicinare l'orecchio, ma
di entrare nel corpo stesso del suono, di sentirlo da dentro, ascoltandone e decifrandone
i segreti e le storie fantastiche racchiuse. Lo zarb con la sua voce profonda ma anche
lieve, il daf coi suoi mille piccoli anelli che ne impreziosiscono il timbro, la stessa
voce intensa ed evocativa di Mahamad Ghavi-Helm sono una sorgente di suoni che nessun
artificio saprebbe inventare così ricchi, affascinanti, intrisi di mille essenze
millenarie.
È da qualche anno che i quattro di Edison Studio, Luigi Ceccarelli,
Alessandro Cipriani, Mauro Cardi e Fabio Cifariello Ciardi hanno scoperto i tamburi di
Mahamad Ghavi-Helm rimanendone stregati. Questo viaggio fantasmagorico in quattro tappe
rappresenta altrettanti modi di ricercare un amalgama poetico fra suoni elettronici e
performance dal vivo.
Giordano Montecchi