Ciao Stelvio!

Categoria: Artisti 01 Ottobre 2018

Oggi il M° Stelvio Cipriani ci ha lasciato. Questo è avvenuto dopo un lungo, lunghissimo periodo di vita mantenuta artificialmente. Siamo quindi naturalmente addolorati, e ci mancherà molto, ma allo stesso tempo felici che quel piccolo grande Maestro sia finalmente libero. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di collaborare con lui. Lo scorso anno abbiamo pubblicato il suo ultimo album “Sognare Musica” che era anche il suo primo album nato senza l’esigenza di essere solamente una colonna sonora, un lavoro che abbiamo amato e che amiamo molto. Quindi vogliamo ricordarlo insieme alla sua Musica. con alcuni estratti dell’intervista che rilasciò a Ida Guglielmotti:

“A George, te pensa a sonà la chitarra, che ai film ce penso io”. La battuta di un film anni settanta in salsa romanesca? No, la sintesi di un incontro, a New York, tra Stelvio Cipriani e un signore che aveva suonato la chitarra in una band di ragazzi di Liverpool, noti al mondo come Beatles. Sì, è proprio a George Harrison che Cipriani batte amichevolmente la mano sulla spalla, uscendo da uno studio cinematografico, a New York, dopo essersi aggiudicato la scrittura per la colonna sonora di un film, per cui erano rimasti in corsa lui e l’ex-beatle. E lo liquida con quella frase degna del migliore Tomas Milian al tempo dei suoi poliziotteschi romani.
Ammettiamolo: se pensiamo ad “Anonimo Veneziano”, il nome che viene in mente è quello dell’autore della colonna sonora, più che quello del regista. E proviamo ad immaginare quella storia senza quella musica. Sarebbe stata altrettanto bella e ricordata nel mondo? Forse no e quelle lunghe sedute di introspezioni coniugali, in mezzo alle calli della laguna, tra il malinconico Musante e l’algida Bolkan, sarebbero state meno plausibili, coinvolgenti e romantiche di quanto generazioni di spettatori abbiano potuto apprezzare. In quel film la musica ha sovrastato potentemente il meccanismo di una sceneggiatura incastrata ad arte sullo sfondo di una Venezia scolorata e grondante grigiore e drammaticità. E allora pensiamo allo sforzo che ha dovuto fare il musicista per entrare perfettamente nel “mood” del film, a quante volte abbia dovuto vedere e rivedere quel racconto sofferto, per cogliere tutto lo struggimento dei protagonisti che si allontanano e si rincorrono, si amano e si detestano, per restituirlo in musica.
Invece, con leggerezza disarmante, il Maestro rivela la magia del suo mestiere: “Ma guardi che io il film non l’avevo mica visto! Quando mi hanno messo di fronte alla pellicola, su un divano comodo, con un cappuccino e un cornetto, io mi sono addormentato. Sa com’è, la notte non avevo dormito, avevo fatto tardi a cena con amici, poi l’ansia dell’incontro col produttore e col regista del film mi aveva tolto completamente il sonno, così sono crollato e mi sono svegliato sulla scena finale. Mi sono chiesto: “E adesso?”. Avevo poche ore per consegnare la musica e allora ho barato: mi sono fatto raccontare la trama e con una foto di un primo piano degli occhi di Florinda Bolkan, mi sono seduto al pianoforte, mettendo insieme le poche impressioni che avevo raccolto, prima fra tutte la sensazione dello scandire inesorabile del tempo. Il suono del metronomo sul mio piano riproduceva esattamente i battiti di un orologio immaginario e sono partite le prime note. Così è nato Anonimo Veneziano”.