Enzo Avitabile

Se in una notte newyorkese, mentre stai attraversando in macchina il George Washington Bridge, una voce alla radio ti colpisce in pieno petto, come una palla da baseball lanciata a 150 km orari, lasciandoti qualche livido di cui conservi i segni da quel momento in poi, vuol dire che in quell’artista c’è qualcosa di speciale. Soprattutto se non sei un tipo facilmente impressionabile, perché sei avvezzo ai linguaggi dell’arte in tutte le sue forme, se sei un regista famoso, con qualche Oscar in bella vista sulla mensola del bagno e se ti chiami Jonathan Demme. Ma una canzone, come un film, dice il regista, può cambiarti la vita. Demme si mette sulle tracce di quell’artista, scopre che si chiama EA ed è napoletano. Compra tutti i suoi dischi, vuole conoscerlo e quando i due s’incontrano, è attrazione (artistica) reciproca. Enzo, la sua storia e la sua musica, sono, anzi, un bel soggetto per un film: “Enzo Avitabile Music Life”, girato a Napoli, è pronto per essere presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2012 e distribuito a NY e in tutti gli Usa dalla Shadow Distribution.


Ma questa è storia relativamente recente, mentre EA è legato mani e piedi, sax e voce, cuore e groove , ad una evoluzione imprevedibile della musica napoletana  e italiana degli ultimi decenni. La passione per il soul, per il ritmo dell’anima arriva da lontano, ma, ferma restando la fratellanza con James Brown, tutto questo non può bastare a chi è mosso da curiosità e (com)passione per il mondo, con tutti i suoi suoni e rumori. Quando EA riconosce una matrice comune in tutte le esperienze culturali, esistenziali e musicali che lo affascinano e avverte il bisogno di sintetizzarle nella sua personale “nouvelle vague”, trova ad accoglierlo Paolo Dossena e la CNI, l’etichetta discografica che produce e pubblica Almamegretta, Raiz, Sud Sound System, Agricantus, Nidi d’Arac, Klezroym, Mory Kante: “Ho trascorso molto tempo a guardarmi in giro e a studiare. Mi è sembrato normale approdare ad un’etichetta che ti aiuta a non mediare, in cui sei libero di agire senza essere condizionato” (intervista a Il giornale di Napoli, 6/8/96). Nel 1996, in un incontro a Roma con Dossena, prende corpo il suo bisogno di contaminare linguaggi ritmici e sonori. E’ arrivato il tempo del cambiamento e con la Compagnia Nuove Indye, Avitabile scrive per la prima volta i testi delle sue canzoni e si scopre un poeta. Come quando finalmente si apre una bottiglia di vino prezioso, rimasta negli anni nascosta in uno scaffale impolverato: la stappi e ne scopri sapori e profumi insospettati. L’uso di un napoletano a volte arcaico ed oscuro nei testi, anziché complicarne la comprensione, ne esalta potere evocativo e suggestione. Parole che si fondono con ritmi africani e melodie mediorientali che, a ben guardare, vivono da sempre nel ventre segreto della sua città. Si parte da lì, per un viaggio che attraversa l’Africa, Baghdad, Harlem e la Jamaica. Musiche dal mondo e, infatti, se in Italia possiamo parlare di world music, i primi dischi di EA con la CNI ne sono portavoce. Parole antiche e suoni del futuro.


Al divertimento dei primi anni, di dischi come “Meglio Soul”, si sostituisce la consapevolezza amara dell’artista che è chiamato a narrare la storia con i suoi strumenti, letteralmente. Ma c’è anche l’urgenza di testimoniare un destino comune a tutti gli esseri umani, in virtù del quale dovremmo tutti tenerci per mano. E se è vero che su questa terra “c’è chi magna e beve e chi se more ‘e famm” (Aizetè) e “chi nasce preta e chi stella” (Tropp), è altrettanto vero che “a musica o’ ver nun tene culore” (Nun se jetta l’ammore) e che la priorità, in un mondo che pretenderebbe di essere chiamato civile, è andare incontro a chi viene da altri luoghi e non importa se parla un’altra lingua e se è di un altro colore.

Avitabile guarda ad altri mondi, che non sono solo territori musicali. “Sudore e musica d’o terzo munno” (O-issa) saranno il viatico per i dischi a venire ed è proprio da lì, da quel terzo mondo che fatica, ma continua a vivere e a suonare, che trae ispirazione, mescolando rap e jungle, taranta e dub, funk, echi di griot e muezzin. La musica non ha gabbie, Avitabile lo sa. Basta che ci sia groove.

Nel lungo percorso di EA, quelle contenute in questo cd sono le canzoni della svolta, probabilmente le più importanti e significative nella sua storia di battitore libero, in cui ha meglio sperimentato e praticato la curiosità e la ricerca, l’invenzione e il coraggio di abbandonare strade già battute e che non offrono più nulla di cui sorprendersi.  Se non si vuole smettere di “vedere”, è necessario guardare altrove, per non abituarsi a paesaggi consueti ed è quello che Avitabile ha fatto con queste canzoni.  Soprattutto in quello che è considerato il brano spartiacque tra il prima e il dopo, “Mane e mane”:
“Mano nella mano   dentro a questo freddo che fa
Il vento che viene   il vento che va
Mano nella mano   sotto un cielo zulu
Il vento per sempre    il vento mai più”

Ida Guglielmotti